Irlanda del Nord-Italia, la disfatta del 1958 che costò agli Azzurri i Mondiali di Svezia | Goal.com Italia (2022)

Non è la prima volta che Irlanda del Nord-Italia è decisiva per la qualificazione degli Azzurri: il k.o. del '58 ci costò i Mondiali in Svezia.

"Agli esami di riparazione di marzo ora non pensiamo. La storia del 1958 la conosco, ma non sono andato a riguardarla, spero che non ci sia bisogno di tornare tanto indietro. Dobbiamo battere una squadra che in casa non perde e non subisce goal. Non dobbiamo avere cattivi pensieri. Siamo l'Italia, siamo abituati alle pressioni". - Roberto Mancini in conferenza stampa dopo il pareggio con la Svizzera di venerdì 12 novembre 2021

A volte ritornano. Come in un dèjà-vu che trasferisce sui giocatori antichi incubi e paure, l'Italia di Mancini si ripresenta sul luogo del delitto. Quasi 64 anni dopo la prima, drammatica volta, la Nazionale azzurra si gioca la qualificazione ai Mondiali in casa dell'Irlanda del Nord. Stessa città, Belfast, stesso Stadio, il Windsor Park (opportunamente ristrutturato e ammodernato), con una sostanziale differenza: in quell'occasione il rischio era l'esclusione definitiva dal torneo in Svezia, oggi, invece, il mancato accesso diretto alla fase finale in Qatar e il dover rimandare tutto ai playoff di marzo.

Quanto accadde il 15 gennaio 1958 all'Italia, guidata dal Ct. Alfredo Foni, campione olimpico nel 1936 e mondiale nel 1938, non fa comunque dormire sogni tranquilli all'attuale Commissario tecnico, che per sua ammissione non ha voluto riguardare ciò che accadde all'epoca alla Nazionale azzurra. Allora come oggi decisamente favorita, quella squadra perse clamorosamente 2-1 in casa dei britannici, venendo eliminata per la prima volta sul campo (nel 1930 aveva rinunciato per le difficoltà del viaggio in Sudamerica) da una fase finale di un Mondiale.

Per effetto della cosiddetta 'la disfatta di Belfast', l'Italia bicampione del Mondo fu costretta ad osservare in tv il Brasile dell'astro nascente Pelé conquistare la sua prima Rimet, mentre il Ct. Foni, dopo un'ulteriore debacle della squadra a marzo contro l'Austria nella Coppa Internazionale, concluse con un amaro esonero il suo mandato.

L'ERA FONI E L'AMPIO USO DEGLI ORIUNDI

Dopo il flop dei Mondiali '54, che hanno visto l'Italia uscire ai gironi con una sconfitta nello spareggio con la Svizzera, la Federazione aveva affidato la guida tecnica della Nazionale ad una Commissione tecnica presieduta da Alfredo Foni, che aveva il compito di curare l'impostazione tecnico-tattica della squadra e rilanciare la squadra con risultati all'altezza del suo blasone.

Il nuovo Ct. azzurro fino a quel momento aveva vinto da allenatore due discussi Scudetti con l'Inter nel 1952/53 e nel 1953/54 grazie all' impiego del cosiddetto 'catenaccio', ovvero di un libero alle spalle dei tre marcatori centrali e di un tornante, denominato 'ala tattica', sulla corsia destra. Approdato sulla panchina dell'Italia, però, l'ex difensore pensò di fondere le due anime del calcio italiano, allestendo una forte difesa con i marcatori più collaudati di Inter, Juventus e Fiorentina, le squadre più forti del periodo, e un attacco ricco di estro e fantasia, per il quale pensò di attingere a piene mani dai cosiddetti 'oriundi', giocatori nati all'estero ma naturalizzabili grazie all'antica discendenza italiana dei loro antenati.

Questi ultimi, del resto, abbondavano nella Serie A del periodo, il che andava spesso a discapito dei giocatori nati in Italia, tant'è vero che nella seconda metà degli anni Cinquanta, con una situazione non molto diversa da quella che il calcio italiano vive nei primi anni Venti del nuovo millennio, la Nazionale era carente in attacco di centravanti di livello dopo l'epoca d'oro dei Meazza, degli Schiavio, dei Piola e dei Gabetto, e con Boniperti che ormai non era più la punta di inizio carriera e si era tramutato in una raffinata mezzala.

Qualcosa, perciò, bisogna inventarsi e fu così che Foni decise di fare affidamento, appunto, su alcuni degli oriundi, che, dietro lauti contratti, giocavano in quel periodo in Italia: in alcuni casi non si trattava, però di atleti nel massimo livello della loro carriera, come accaduto in passato con i vari Orsi, Monti e Guaita, ma di vecchi leoni ormai in là con gli anni che se sul piano tecnico non potevano essere discussi, sul piano fisico manifestavano ormai una certa fragilità ed erano inadatti ad una partita dai toni agonistici molto elevati.

Nel gruppo azzurro entrarono così i due protagonisti del Maracanazo del 1950, gli uruguayani Pepe Schiaffino (32 anni), in forza al Milan, e Alcides Ghiggia (31), in forza alla Roma, e l'argentino Bruno Pesaola (32), pilastro del Napoli. Facevano eccezione il ventiquattrenne sudafricano della Sampdoria Eddie Firmani e il venticinquenne argentino della Fiorentina Miguel Angel Montuori, la stella della squadra, cui si aggiunse all'ultimo anche il brasiliano della Roma Dino Da Costa (26 anni).

IL GIRONE DI QUALIFICAZIONE A SVEZIA '58

La Nazionale di Foni, rafforzata ad arte con l'innesto degli oriundi da metà campo in su per ovviare alla difficoltà di far goal, è inserita nel Gruppo 8 delle Qualificazioni europee ai Mondiali di Svezia, un girone a tre squadre con Portogallo e Irlanda del Nord che dà l'accesso alla fase finale ad una sola Nazionale.

Nonostante non attraversi un momento di gran forma, l'Italia è comunque la più accreditata fra le tre squadre per accedere ai Mondiali, non fosse altro per le due Rimet vinte nel 1934 e nel 1938. Il cammino verso la Svezia comincia il 25 aprile 1957 allo Stadio Olimpico di Roma contro l'Irlanda del Nord, che ha pareggiato 1-1 in Portogallo all'esordio. Foni si affida fra i pali al portiere della Lazio, Bob Lovati, in difesa e a centrocampo al blocco della Fiorentina e davanti a Carletto Galli del Milan come centravanti e, ai suoi lati, a Muccinelli della Lazio e all'oriundo Firmani della Sampdoria.

Gli Azzurri vincono di misura per 1-0 grazie ad una bomba su calcio di punizione del viola Cervato, che risolve una gara per il resto molto sofferta, con l'Italia che spreca alcune nitide occasioni per il possibile 2-0 e Lovati chiamato a intervenire a più riprese per salvare la porta dalle offensive britanniche. Convincente comunque la prova del reparto difensivo nel suo complesso, che fa ben sperare.

I problemi cominciano a manifestarsi in maniera evidente qualche settimana dopo, quando a Zagabria, in una gara della Coppa Internazionale contro la Jugoslavia, la Nazionale azzurra cede di schianto ai padroni di casa con un sonoro 6-1. Di Cervato, su rigore, il solo goal italiano. Foni aveva riproposto il blocco della Fiorentina, ma le cose non erano andate bene come lui preventivava.

È una spia di allarme, che trova conferma nel successivo impegno nel cammino verso la Svezia contro il Portogallo a Lisbona, il 26 maggio. Memore di quanto accaduto a Zagabria e complici diverse assenze per infortunio, Foni rivoluziona la squadra, lanciando 5 esordienti fra cui gli oriundi Ghiggia e Pesaola, cui si aggiungono Fontana e Bean (Milan) e Posio (Napoli). In porta schiera Bugatti al posto di Lovato.

Ma il risultato e la prestazione danno una sonora bocciatura: secco 3-0 per i lusitani, con l'Italia che resta in 9 uomini (all'epoca non esistevano ancora le sostituzioni) per gli infortuni di Ghiggia e Chiappella.

"Dopo pochi minuti i portoghesi azzopparono la nostra ala destra - ricorderà nel 1990 Chiappella - e anch'io mi feci male alla fine del primo tempo. Non c'erano sostituzioni, in pratica giocammo in 9 e finì 3-0 per loro".

Logico che, con un andamento del genere, la tensione e la preoccupazione salgano alle stelle per quella che in un modo o nell'altro sarà la sfida decisiva: la partita in trasferta contro l'Irlanda del Nord, che nel frattempo il 1° maggio 1957 aveva travolto in casa per 3-0 il Portogallo.

LA BATTAGLIA DI BELFAST E LA...DISFATTA

La gara di Belfast è fissata per il 4 dicembre a Windsor Park. Ma c'è un colpo di scena: le due squadre sono già pronte a scendere sul terreno di gioco quando si accorgono che manca l'arbitro designato per dirigere la partita. L'ungherese István Zsolt, assieme ai due guardalinee, è stato infatti bloccato dalla nebbia all'aeroporto di Londra e non ha potuto raggiungere in tempo la capitale dell'Irlanda del Nord.

Che fare, dunque? L'Italia aveva affrontato un lungo viaggio e così la decisione è quella di giocare comunque con la direzione di Mitchell, fischietto locale, ma trasformando la partita in un'amichevole, almeno sulla carta. La partita inizia e si rivelerà tutt'altro che amichevole, diventando nota nella storia della Nazionale come 'La battaglia di Belfast', sia per la condotta violenta di alcuni giocatori nordirlandesi, sia per l'atteggiamento scorretto di una parte del pubblico.

Stavolta, però, Foni azzecca la formazione giusta, rinforzando la difesa con gli juventini Corradi e Rino Ferrario, noto come 'Mobilia', stopper di grande prestanza fisica che nelle situazioni in cui bisognava lottare è abituato a farsi rispettare. Al 24' Ghiggia apre le marcature, ma Cush pareggia tre minuti dopo. Nella ripresa, al 50', un magistrale allungo di Schiaffino imbecca Montuori, che insacca all'angolino. Il solito Cush firma il 2-2 al 60' ma sono gli azzurri a sfiorare il successo con un tiro di Bean che si stampa clamorosamente sul palo.

La Rai trasmette la radiocronaca, affidata a Nicolò Carosio, che al microfono urla:

"Picchiano i nostri giocatori".

Sul campo, in realtà, 'Mobilia' Ferrario, che deve difendersi anche da un'aggressione da parte di un gruppo di tifosi nordirlandesi che invadono il campo, e per quella gara passerà alla storia come 'Il Leone di Belfast', e Beppe Chiappella, rispondono pan per focaccia.

"Il clima era incandescente. - ricorderà Chiappella - Io stesso sono stato espulso mentre gli irlandesi prendevano di mira il portiere Bugatti. Bean colpì un palo, avremmo potuto vincere. Ma la partita non contava per la qualificazione e fu un pareggio inutile".

La prova, benché non abbia valore ai fini della classifica, dimostra che l'Italia è viva. Se il pareggio fosse stato ottenuto in gara ufficiale avrebbe qualificato gli Azzurri, visto che il 22 dicembre la Nazionale si 'vendicherà' a San Siro del Portogallo, travolto 3-0 sotto una fitta nebbia con doppietta di Gratton e rete di Pivatelli.

Tuttavia alcune risse scoppiate durante l'incontro di Belfast, e il clima feroce contro l'Italia, si riveleranno deleteri in vista della partita decisiva, programmata per il 15 gennaio 1958.Grazie al 3-0 inflitto al Portogallo prima di Natale, la Nazionale di Foni ha a disposizione due risultati su tre per passare il turno: le basta un pareggio per ritrovarsi fra le finaliste in Svezia.

Ma l'accoglienza, proprio per le risse della prima gara di dicembre, è terribile, e il Ct. perde pezzi importanti: l'assenza di un perno del centrocampo come Gratton si aggiunge a quelle degli infortunati Cervato e Chiappella. Bisogna cambiare e, accusato spesso di difensivismo, l'ex tecnico dell'Inter fa scelte coraggiose e al contempo discutibili, pescando in casa nerazzurra: in difesa rilancia Guido Vincenzi, in mediana si affida al debuttante Invernizzi. Oltre a loro, incurante di un clima che in pieno inverno si prevede freddo e rigido, fa esordire l'italo-brasiliano della Roma Dino Da Costa. La sua presenza si somma a quelle dei confermati Ghiggia, Schiaffino e Montuori, che portano a quattro il numero degli oriundi complessivi in campo.

Anche il clima meteorologico è ostile all'Italia: fa molto freddo (come si poteva prevedere), ha piovuto molto nelle ore precedenti il fischio d'inizio e il terreno di gioco è una vera palude. Inoltre l'arbitraggio di Zsolt è marcatamente casalingo.

"Era destino. - dirà Chiappella - Io e Cervato c'eravamo infortunati, e dovetti rimanere ad Abano a curarmi. Il Commissario tecnico dovette rinunciare al blocco della Fiorentina e chiamò due interisti per rispondere sul piano fisico ai nordirlandesi. Contemporaneamente schierò tre punte, Ghiggia, Pivatelli e Da Costa, e due mezze punte: Montuori e Schiaffino. Gente brava, ma poco adatta e troppo fragile per quel clima".

Nonostante la nebbia impedisca l'arrivo del portiere nordirlandese Gregg, gli attaccanti azzurri non ne sanno approfittare. Pivatelli non punge, mentre il sistema difensivo non regge e l'Irlanda del Nord segna due goal nella prima mezzora,al 13' con McIlroy e al 28' con la bestia nera Cush. Nella ripresa gli Azzurri cercano l'assalto alla porta avversaria, e al 56' Da Costa sfrutta una papera del portiere Uprichard e firma il 2-1, riaprendo i giochi.

Il pareggio sembra alla portata, ma un fallo di reazione di Ghiggia, particolarmente preso di mira dagli avversari, porta alla sua espulsione al 68'. In 10 contro 11 si fa molto ardua per la Nazionale italiana, che non riesce a trovare il 2° goal. È anzi l'Irlanda del Nord, in contropiede, ad andare a segno una terza volta nel finale di gara, con la marcatura dei britannici annullata però per fuorigioco.

'La disfatta di Belfast' è completata. Il risultato finale recita Irlanda del Nord-Italia 2-1.Gli Azzurri, vincitori di 2 Coppe Rimet, sono clamorosamente fuori dai Mondiali per la prima volta nella loro storia: a partecipare è invece l'Irlanda del Nord, che raggiunge le altre britanniche Inghilterra, Scozia e Galles, tutte eccezionalmente qualificate al torneo svedese.

IL TABELLINO

Belfast (Windsor Park), 15 gennaio 1958, ore 14.15

IRLANDA DEL NORD-ITALIA 2-1

Marcatori: 13’ McIlroy (IR), 28’ Cush (IR), 56’ Da Costa (IT).

IRLANDA DEL NORD: Uprichard, Cunningham, McMichael, Danny Banchflower, Jackie Blanchflower, Peacock, Bingham, McIlroy, Simpson, Cush, McParland. Ct. P.D. Doherty.

ITALIA:Bugatti (Napoli), Vincenzi (Inter), Corradi (Juventus), Invernizzi (Inter), Ferrario (Juventus), Segato (Fiorentina), Ghiggia (Roma), Schiaffino (Milan), Pivatelli (Bologna), Montuori (Fiorentina) Da Costa (Roma). Commissione tecnica della Federazione, allenatore: A. Foni.

Arbitro: Zsolt (Ungheria).

Spettatori: 43 mila circa

Note: espulso Ghiggia al 68'

POLEMICHE E CONSEGUENZE

Le polemiche per la storica eliminazione saranno feroci. Alla vigilia, visto che bastava un pareggio per qualificarsi, Gianni Brera, dalle pagine del 'Guerin Sportivo', aveva consigliato a Foni di schierare in massa il blocco del Padova di Rocco, impostato su un rigido 'catenaccio', che in quel momento contendeva a Juventus e Fiorentina la vetta della classifica della Serie A. La proposta del giornalista era stata sdegnosamente rifiutata dal Ct.

"Foni, - scrisse Brera - più che non capire che si doveva far giocare il catenaccio del Padova, non osò. Così la Commissione tecnica ebbe la bella pensata di far giocare, a Belfast in gennaio, una prima linea per 4/5 composta da sudamericani (tra l’altro non di primo pelo), sostituendo in più i due lottatori fiorentini della difesa, Chiappella e Cervato, con gli interisti Vincenzi e Invernizzi".
"Lo smacco - aggiungerà dopo la debacle nella sua 'Storia critica del calcio italiano' - è cocente per tutti noi. Le parti in causa si accusano a vicenda. I qualunquisti se la prendono con Foni per l’esagerato numero di oriundi inutilmente impiegati; i difensivisti lamentano il mancato impiego della difesa patavina, che sicuramente avrebbe consentito di ottenere almeno l’indispensabile pareggio. L’impiego degli oriundi era sì esagerato ma diceva praticamente come fosse povero il nostro calcio di elementi all’altezza. Sembra incredibile, ma proprio Foni, che aveva vinto con l’Inter due Scudetti applicando il 'catenaccio', in Nazionale si è attenuto al più squallido WM, ed è rimasto a casa".

A pagare saranno soprattutto i giocatori: Vincenzi e Invernizzi chiuderanno con quella sfortunata gara l'esperienza in azzurro, con loro anche gli oriundi Ghiggia, Schiaffino e Da Costa, additati ingiustamente di "scarso impegno". Al Ct. Foni sarà concessa un'altra partita, ma un nuovo k.o. per 3-2 con l'Austria nella Coppa Internazionale determinerà anche il suo allontanamento da parte dei vertici federali e l'addio alla Nazionale di elementi come Ottavio Bugatti, Rino Ferrario ed Eddie Firmani.

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Last Updated: 12/05/2022

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